Costruire la narrazione politica – primo incontro di Politix

Venerdi 16 novembre, ore 17,30 – Sala Santa Croce 2 NH HOTEL (Piazza Carlo Emanuele II, 15)

“Costruire la narrazione politica”

Primo appuntamento di Politix

Cristopher Cepernich e Giuseppe Tipaldo, due studiosi della comunicazione dell’Università di Torino, affronteranno il tema del linguaggio della politica e di come si possa costruire una comunicazione adatta a spiegare ma anche affascinare e catturare il consenso.

Ne discutono Fabio Malagnino (giornalista) e Marco Grimaldi (consigliere regionale)

 

Il rapporto tra il pensiero politico e il modo in cui la mente degli uomini e delle donne è abituata a pensare, viene spesse volte sottovalutato nel dibattito pubblico. Le grandi narrazioni del Novecento così come gli attuali nuovi “racconti” della politica, stuzzicano una dimensione emotiva e alimentano un riconoscimento e un’adesione politica che non passa per delle scelte razionali. L’analisi costi-benefici, la valutazione “fredda” delle proposte politiche e delle sue ricadute non è quasi mai la via attraverso cui si orientano le opinioni elettorali. La comunicazione politica si struttura soprattutto sulla sensibilità emotiva dei potenziali elettori. Chi meglio ha compreso questa dinamica riesce tendenzialmente a costruire consenso e costruire le proprie comunità di riferimento. Quanto pesa questo scontro tra emozione vs ragione nel dibattito politico e nelle forme della comunicazione? Che rapporto reale esiste tra realtà e rappresentazione della stessa per definire l’efficacia della comunicazione politica? E come il contesto digitale influenza questi elementi e definisce nuovo paradigma della comunicazione? Quali sono le competenze necessarie per gestire una strategia comunicativa all’altezza? Perché alcune parti politiche sono maggiormente in grado di sfruttare le attuali tendenze?

L’intreccio tra realtà e rappresentazione, tra razionalità ed emozione, contraddistingue anche la relazione tra politica e la scienza, con la difficoltà di stabilire elementi condivisi dal quale partire per affrontare un dibattito pubblico sano. La politica si è da sempre appropriata delle idee della scienza, o di alcune di esse, per affermare le proprie idee. Così come gli intellettuali, i detentori principali del sapere scientifico, sono sempre intervenuti nel dibattito pubblico per orientare alcune scelte. Come varia questa relazione, come si sviluppa il rapporto tra politica e scienza nell’era dell’iper comunicazione e dei social networks?

Le attuali forme di comunicazione tendono per loro natura a polarizzare posizioni e a definire “bolle“ e “tribù” tra le persone accomunate per affinità di opinioni. Questa tendenza quanto impatta sulla capacità di avere un reale confronto pubblico? È ancora socialmente e politicamente organizzabile il dissenso e il conflitto su di un terreno di reciproco riconoscimento? Quanto la sfiducia nelle istituzioni e in coloro che dovrebbero rappresentare le fonti del sapere e delle informazioni pesa nell’incapacità di dibattere sulle scelte politiche rilevanti?

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