Una globalizzazione da regolare – Terzo incontro di Politix

Venerdi 14 dicembre, ore 18 – Sala Didattica POLO DEL ‘900 (via del Carmine 14, Torino)

“Una globalizzazione da regolare”

Terzo appuntamento di Politix

In un momento in cui sembra affermarsi un modo di fare politica approssimativo e demagogico, Politix nasce con l’obiettivo di approfondire le questioni politico-sociali più urgenti del nostro tempo a partire da uno sguardo competente e oggettivo.
Uno dei temi caldi nel dibattito degli ultimi anni è certamente quello della
globalizzazione dell’economia. Se ne stimano gli effetti sulla distribuzione della ricchezza, sui flussi migratori, sul livello di occupazione nei diversi Paesi e su tanti aspetti che hanno una valenza culturale e sociale più che strettamente economica.
Di fronte a un fenomeno così complesso, e al tempo stesso molto vicino alla vita di tutti, ciò che appare evidente è la necessità di
definire un sistema di regole in grado di amplificare gli effetti positivi della globalizzazione e di ridurre fino ad annullare quelli negativi.

Ne discutono:

Vittorio Valli, Professore emerito di Economia all’Università degli Studi di Torino

Daniele Viotti, Parlamentare europeo, relatore generale al bilancio UE 2019

Modera: Gualberto Ranieri, giornalista

 

I mesi di novembre 1999 e di luglio 2001. Le strade di Seattle e quelle di Genova. A cavallo tra il Novecento e gli anni Duemila esplose a livello mondiale il cosiddetto movimento No Global. A quasi venti anni da quelle proteste, la globalizzazione ha palesato luci e ombre. E sono soprattutto le seconde, in un contesto di crisi, a farsi maggiormente notare. Le crescenti disuguaglianze sono un fenomeno diffuso sia tra i diversi paesi che all’interno degli stessi, seppur in alcune aree del pianeta sia cresciuto il benessere medio.

La globalizzazione non ha rappresentato solamente un ulteriore momento storico di crescenti scambi economici tra paesi ma un processo di progressiva integrazione dei sistemi produttivi, dei modelli di consumo e degli stili di vita. Tra gli anni Settanta e gli anni Novanta una serie di riforme hanno posto le basi per una maggiore libertà di movimento dei capitali, la riduzione delle barriere commerciali e, per il mondo occidentale, il passaggio da un’economia industriale a una terziaria e finanziarizzata.

Il mercato mondiale creato negli ultimi trent’anni ha accresciuto la competizione tra attori, i singoli Stati e loro economie, molti diversi tra loro. Si sono consolidate, in alcuni casi, e create, in altri, asimmetrie di potere tra diverse aree del mondo in una geografia politico-economica in costante ridefinizione.

Come consumatori godiamo di prezzi più bassi delle merci grazie alla concorrenza internazionale ma come lavoratori assistiamo al peggioramento delle condizioni occupazionali, del salario e paghiamo, nel contesto occidentale in particolare, le conseguenze del fenomeno della delocalizzazione produttiva.

La globalizzazione è foriera di grandi contraddizioni. Da più parti, a destra come a sinistra, e dal frequente manifestarsi di proteste sociali, arrivano richieste di nuove forme di regolazione. La domanda è: quale tipo di regolazione sarebbe auspicabile? E soprattutto quali dovrebbero essere gli attori politico-istituzionali in grado di definire queste nuove norme? A quale livello? Dopo decenni di deregolamentazione quali sono gli ostacoli per riportare in disponibilità della politica, e dei cittadini attraverso il meccanismo della rappresentanza, alcune decisioni sulle politiche economiche? Chi può governare le dinamiche finanziarie?

L’impatto della globalizzazione non ha significato solo maggiori scambi commerciali ma profondi cambiamenti culturali. Muovendo su di un crinale contraddittorio e complesso l’internazionalizzazione ha comportato maggiori scambi e incontri tra diverse culture insieme a processi di omologazione. Lo sradicamento e la perdita di una chiara identità ha alimentato fenomeni di chiusura e nuovi nazionalismi. Come coniugare una politica degli scambi con la salvaguardia e la promozione di identità specifiche e irriducibili a un unico modello? Come non lasciare al solo meccanismo del mercato le relazioni tra popoli?

 

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